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PETRU FUDDUNI

 

PETRU FUDDUNNI
articolo di Giuseppe Mannino

Se la tradizione non erra, Petru Fudduni nacque a Palermo, probabilmente nell'anno 1600, ed ivi mori il 22 Marzo 1670. Fu sepolto nella Chiesa di S. Maria dell'Uria.
Poco si sa della sua vita se non che fu un valente tagliapietre e, per qualche tempo, marinaio imbarcato in una regia nave. Ma se difettano le notizie "esterne" sulla sua esistenza, ricco è invece il repertorio popolare per quanto riguarda il suo temperamento e le sue famose "sfide". Fu beone, crapulone, attaccabrighe, pieno di sé, consapevole della sua valentia. Ma di questa non dubitò mai nessuno né tra i contemporanei né tra i posteri. Dotti e indotti, popolani e letterati lo hanno sempre esaltato come il migliore tra i poeti popolari siciliani, ricchissimo di umori, sensibile, fine e vivace dicitore estemporaneo, ma anche attento poeta di poesia riflessa.
La sua fama fu ed è legata soprattutto alle "sfide" o tenzoni o contrasti che egli ebbe con i più famosi poeti popolari siciliani del suo tempo. E qui la tradizione sorpassa volentieri e senza riserve sui limiti di tempo e di spazio. Lo fa incontrare con poeti che suoi contemporanei non furono e lo fa apparire in tempo e  in luoghi diversi quasi fosse dotato dell'ubiquità. Il Fudduni è invincibile ed inutilmente si contrasta con lui. Lo sfidarono il D'Avila, il Passalacqua, il Pavone, lo Stivala, il dotto di Tripi, lu Vujareddu di la Chiana, natu" di Spaccaforno. Ma il Nostro risultò sempre vincitore tranne una volta, dice la tradizione. La fama della sua invincibilità corse per tutta la Sicilia e attraverso tre secoli è giunta sino a noi. Fudduni divenne sinonimo di poeta, poeta-mito, dotato dalla natura di doni eccezionali, degno di essere collocato nella vetta del Parnaso siciliano. I letterati del tempo nutrirono per lui stima ed ammirazione, lo ammisero nella famosa Accademia dei Riaccesi, benchè corresse voce che fosse nato illegittimo. Fudduni sarebbe infatti un soprannome. Sconosciuto il vero nome. "Fudduni da "foddi " pazzo, sarebbe come dire estroso, bizzarro: "Iu su' lu Petru chiamatu Fudduni; fudduni nun è foddi né minnali". "Sono strano e bizzarro, ma non pazzo né sciocco". Dotti e letterati del suo tempo probabilmente interferirono nella sua poesia. Non si spiegherebbe altrimenti l'enorme differenza che corre fra le sue rime popolari ed estemporanee ed i poemetti a lui attribuiti. In questi ultimi si nota una cultura che difficilmente un tagliapietre poteva possedere. Nei poemetti c'è un Fudduni diverso, che conosce il latino e l'italiano, la mitologia e la teologia, i classici antichi e quelli moderni, la letteratura cavalleresca.
Nasce qui un grosso problema che ha fatto impensierire i critici, i quali, naturalmente, si sono divisi nelle tesi più dispate. Del Nostro si sono occupati il Vigo, il Pitrè, il Mongitore, il Sanclemente-Galeani, l'Auria, l'Emiliani-Giudici, il Gallo, il Boglino, il Piola, il Di Mino. Per non citare che alcuni. Ne son venute fuori la tesi di un Petru Fudduni persona diversa da Pietro Follone, incolto il primo, dotto e letterato il secondo; l'altra di un popolano incolto che bazzicando coi dotti si è formata una sua eccellente cultura, grazie anche alla prodigio-memoria di cui è dotato; l'altra ancora di una rielaborazione dotta dei poemetti operata da letterati amici e protettori. 
Scrive il Di Mino: “Data la innegabile differenzaq sostanziale tra le rime tradizionali e quelle a stampa bisogna riferire che si tratta o di due persone diverse a di sostiruzione di persona in cui il poeta popolare è un prestanome o delle stesso Petru Fudduni capitato nel labirinto di abati, di monaci o di accademici; la qual cosa io credo e si può anche dimostrare. Il poeta popolare ed il poeta dotto sono una identica persona; il secondo è una sovrapposizione al primo, operata non da posteriore cultura personale, ma da una soverchieria letteraria. Cosi Petru Fudduni diventò Pietro Fullone" (Calogero Di Mino, "Rime popolari e rime a stampa" Società Editrice Siciliana Mazara).
E il Piola: "Per una insensata tradizione questo egregio poeta è stato riguardato come digiuno affatto di lettere e privo di quegli elementi, che abbellano la difficile arte de' carmi. Il fatto però prova il contrario; dapoiché volgendo per un momento lo sguardo sullo sterminato numero delle sue composizioni, di leggieri si scorge che il Fullone non solo non era privo di rudimenti grammaticali e di rettorica, ma che avea non poco conoscenza de' classici e delle pagine sacre" ("Poesii siciliani di Petru Fudduni ordinati e corretti da Carmelu Piola. Palermu 1858).
Ma Petru Fudduni, al di là delle disquisizioni dei critici, resta anche oggi per il popolo palermitano, come lo è stato per tre secoli, il simbolo-poeta, il poeta-mito, vincitore di tutte le tenzoni e le gare poetiche. Dire Petru Fudduni è dire poeta. Egli incarna lo spirito di rivalsa popolare, la sua poesia irruente e sanguigna si scaglia contro l'opulento ricco o contro il pingue benedettino. Da voce al popolo. Ha le mille voci del popolo. Come il Pasquino romano. Sicché, ad un dato momento, inutilmente chiederesti ad un popolano quando visse Petro Fudduni. Cosi come la tradizione lo vide ovunque in Sicilia conferendogli il dono della ubiquità, lo spirito popolare gli fa trascendere anche il tempo. E' l'anima del Vecchio Palermo presente nell'anima di tre secoli di palermitani e di siciliani. E nel variare e scorrere dei tre secoli la sua lettura
suscita stimoli nuovi e interpretazioni nuove. E perchè no?  nuove frange alle sue poesie. 
Petru Fudduni permea la fanta­sia del popolo, si rinnova, suscita disparate sensazioni, si mol­tiplica. 
Non uno, ma cinque, dieci Petru Fudduni. E quando un nuovo poeta fiorisce sulla scena palermitana, il richiamo popolare è sempre a Petru Fudduni. 
Treni'anni fa andò famoso il poeta estemporaneo Giu­seppe Schiera. Non pochi popolani si rifecero a Petru Fuddu­ni, rividero Petru Fudduni. Il simbolo rinato e perpetuantesi. Vent'anni fa o qui di li quello che è oggi l'attore Franco Fran­chi allietava il popolo con i suoi mimi e le sue filastrocche, at­torniato da folla numerosa, in quel suo famoso angolino die­tro il Teatro Biondo. Giureremmo che qualcuno si disse: "An­diamo a sentire Petru Fudduni...", e la cosa non sorprende­rebbe. 
Solo qualche anno fa un popolano del Borgo assicurava di aver conosciuto Petru Fudduni sul finire della seconda guer­ra mondiale. Lo faceva lustrascarpe, sposato due volte, gli at­tribuiva un figlio emigrato in America. E giurava che quel lu­strascarpe era Petru Fudduni, il famoso poeta popolare. 
Si tratta della ben nota confusione cronologica che, va­porosamente, alberga nella mente degli indotti? Non proprio. O, non solamente.
Giuseppe Mannino (dal libro Petru Fudduni: I versi di un mito)