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CANTASTORIE

RICETTE SICILIANE

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MALARAZZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LAMENTO DI UN SERVO AD UN
SANTO CROCIFISSO


Un servo, tempo fa, in questa piazza,
così pregava Cristo: gli diceva:
Signore, il mio padrone mi strapazza; (1)
mi tratta come un cane per la strada,
se mi lamento,
è peggio, mi minaccia,
con ferri e catene mi tiene in prigione;
tutto si prende con le sue manacce,
la stessa vita mia, dice, che nemmeno è mia.
Perciò vi prego: questa malarazza
distruggetela voi, Cristo, per me.
E Cristo gli rispose:
E tu, forse hai rattrappite le braccia,
oppure le hai inchiodate come me,
chi vuole giustizia se la faccia,
e non sperare che un altro la faccia per te.
Se tu sei un uomo e non sei testa pazza
approfitta di questa sentenza mia.
Io non sarei sopra questa brutta croce
se avessi fatto quanto dico a te,
si, se avessi fatto quanto dico a te.
Perché inchiodato in croce non sarei
se avessi fatto quel che dico a te.
1) mi fa angherie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo antico canto siciliano un servo si rivolge a Cristo, dicendogli di essere maltrattato dal padrone, gli chiede di sterminare questa “malarazza”; Cristo dalla croce gli
risponde che il servo non ha i chiodi alle mani e ai piedi come lui e quindi è libero di farsi giustizia da se.
Il testo di questa canzone sotto il titolo “Nu servu e nu Cristu” fu pubblicato da Lionardo Vigo nel 1857. Le autorità di allora scandalizzate fecero ritirare tutte le copie dell’opera con la causale che la canzone invitava alla violenza. In seguito lo stesso Vigo, per permettere la pubblicazione del suo libro, “Raccolta di canti siciliani” cambiò la risposta di Cristo con un’altra più rassegnata e meno rivoluzionaria e l’opera fu ripubblicata con i seguenti versi: Rispusta di lu Cristu: ”E tu chi ti scurdasti, o testa pazza, / chiddu ch’è scrittu ‘nta la liggi mia? Sempri in guerra sarà l’umana razza / si cu l’offisi l’offisi castija! A cu l’offenni, lu vasa e l’abbrazza / e in Paradisu sidirai ccu mia: m’inchiuvaru l’ebrei ‘nta sta cruciazza: / e Cielu e Terra disfari putia!” Diversi cantanti, tra cui Modugno, e
molti gruppi musicali hanno interpretato questa canzone con l’aggiunta: “Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti, / pigghia lu vastuni e tira fora li denti”. La risposta di Cristo nella prima versione è veramente rivoluzionaria, lontana dai dettami evangelici di porgere l’altra guancia, mentre nella seconda versione, per motivi di censura, viene annacquata e risulta più accetta ai governanti di allora.
da Canti Siciliani, 1857 Vigo Al n. 3419, 3420
Nicolò La Perna