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CANTASTORIE

RICETTE SICILIANE

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AVO'

Rosa Balistreri

 

 

 



AVO’ (canto tradizionale siciliano)

Avò, l’amuri miu, ti vogghiu beni
l’ucchiuzzi di me figlia, su sireni. Oh…

Chi avi la figghia mia,bca sempri cianci,
voli fattu la naca, menzu l’aranci.
Oh…

Specchiu di l’occhi mia, facci d’aranciu,
ca mancu ‘ppun tesoru iu ti cangiu. Oh…

Sciatu di l’arma mia, facciuzza bedda,
la mamma t’ava fari munachedda. Oh…

E munachedda di lu Sarvaturi,
unni ci stannu i nobili e i signori. Oh…

Ora s’addummisciu, la figghia mia,
guardatimilla vui, Matri Maria. Oh…                               



NINNA NANNA

Fai la vò, amore mio, ti voglio bene,
gli occhietti di mia figlia sono sereni. Oh…

Cosa ha la figlia mia, che sempre piange,
vuole che le facciamo la culla, in mezzo agli aranci. Oh…

Specchio dei miei occhi, faccia d’arancio
che nemmeno per un tesoro io ti cambio. Oh…

Respiro della anima mia, faccetta bella,
la mamma ti vuole fare monachella. Oh…

E monachella (del monastero) del Salvatore,
dove stanno i nobili e i signori. Oh…

Ora si è addormentata, la figlia mia,
guardatemela voi, Madre Maria Oh…




   A mio parere una delle più belle canzoni di Rosa Balistreri. E’ l’accorato canto di una mamma che addormenta la sua bimba. Ancora oggi viene cantata dalle mamme siciliane e dalle note dolci vengono fuori i sentimenti più intimi di una mamma, l’amore tenero e totale per la propria creatura. Anche Rosa Balistreri è stata madre: ha avuto un figlio morto appena nato ed una figlia, Angela, ancora viva, ha adottato il nipote Luca e lo ha trattato come un figlio. La dolcezza della voce della cantante in questa ninna nanna fa contrasto con molte canzone in cui la voce è aspra, dura, a volte roca. Le parole sono bellissime: “Specchio dei miei occhi, faccia d’arancio, che nemmeno per un tesoro io ti cambio.”,  “Respiro della anima mia, faccetta bella”, e poi il desiderio di un futuro tranquillo e sicuro come quello di farla “munachella” monaca nel convento dove crescono i figli dei nobili e dei signori, scelta  di vita condivisa da molte ragazze di una volta. L’ultima strofa, un grido accorato alla Madre di Dio di farla crescere sotto la sua protezione, coinvolge totalmente l’ascoltatore e fa comprendere come sulla terra non c’è un amore più grande di quello che ha una mamma verso la propria creatura. 
Questa versione mi è stata donata da Peppe Filippone, grande amico di Rosa Balistreri, ed è stata registrata a Radio Torre, una radio di Ribera