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CANTASTORIE

RICETTE SICILIANE

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PICCILIDDI UNNI ITI

Rosa Balistreri (parole di Ignazio Buttitta)

 

PICCIRIDDI UNNI ITI?
(tradizionale)

Picciriddi, unni iti
cu sta’ bedda matinata?
“emu a cogghiri ciuriddi
i chiù beddi ca ci su”.
Gesuzzu lu beddu, ca è ’ncarzarateddu
è sulu suliddu, ca nuddu ci va.
Ci va la so parrina,
ci cogghi un mazzittinu
e ci lu metti in pettu, chi sciauru ca fa.
Sona sona ‘manziornu
e la tavula è misa intornu,
e lu pani arranciteddu,
ora veni lu bammineddu;
ora ora lu vitti passari
cu na cruci longa longa
e passava di la Badia,
sangu russu ci curria;
ci curria riolu riolu,
comu l’acqua di lu cannolu,
Maria carmelitana,
veni e vidi sta funtana;
e trovava lu so figghiolu
tuttu vistutu di sita e d’oru;
ci mancava la cammisedda
faccila tu Mariuzza bedda,
ci mancava la cammisedda
faccila tu Mariuzza bedda.

BAMBINI DOVE ANDATE?


Bambini dove andate
con questa bella mattinata?
“andiamo a raccogliere i fiorellini
i più belli che ci sono”.
O Gesù, il bello, che è incarcerato
è solo soletto, perché nessuno va da lui.
Con lui va la sua padrina,
gli coglie un mazzettino di fiori
e glielo mette in petto, che odore che fa.
Suona suona, mezzogiorno
e la tavola è messa intorno,
e il pane è un po’ rancido,
ora viene il bambinello;
ora, ora lo vidi passare
con una croce lunga lunga
e passava dalla Badia,
sangue rosso gli colava;
gli colava a rivoli, a rivoli,
come l’acqua di una fontana,
Maria carmelitana,
vieni e vedi questa fontana;
e trovava il suo figliuolo
tutto vestito di seta e d’oro;
gli mancava la camicetta
fagliela tu Mariuccia bella,
gli mancava la camicetta
fagliela tu Mariuccia bella.



 

 

 

Antica e conosciuta canzone siciliana, questa interpretazione è stata registrata in una serata con Claudio Lippi e restaurata da Sandro Burgio
È una filastrocca di bambini e come tutte le filastrocche non hanno un senso logico, il divertimento è verbale, cioè nel ripetere cantando delle parole spesso collegate tra loro in modo che una parola finale diventi iniziale nella strofa successiva (vedi ad esempio la strofa “e passava di la Badia, sangu russu ci curria”; e la successiva: ”ci curria riolu riolu, comu l’acqua di lu cannolu”,) la parola finale della prima “curria” diventa iniziale della seconda strofa “ci curria” Le filastrocche sono cantate dai bambini con il solo intento di gioco e la ripetività è la base di questo gioco linguistico. Le finalità e l’utilità delle filastrocche in pedagogia sono il miglioramento del linguaggio, lo stare insieme iniziando così una vita sociale e di relazione, il giocare spesso imitando le attività degli adulti, con movimenti sincroni e ripetuti come i girotondi ecc, effettuando così ginnastica e quindi anche una crescita armonica del corpo insieme allo sviluppo del linguaggio, anche con il ripetere sempre più veloce della stessa canzone.
Ritroviamo questa canzone in: “Corpus di musiche popolari siciliane”, 1957 Alberto Favara al n: 641 col nome "Cantu di Natali" e con questa descrizione:
Durante la Novena di Natale una comitiva di otto o dieci persone va per le strade sull'imbrunire. Davanti alle "cappilluzzi" adorne di aranci la comitiva si ferma e canta. Al canto segue il tamburello, fra strofa e strofa.

Nicolò La Perna